– 40

– 40
Dicembre 12, 2018
– 41
Dicembre 11, 2018
Mentre stavo piangendo come un bambino, ho abbracciato il mio migliore amico e gli ho detto soltanto: Gloria a Dio, Gloria a Dio!
Questo ricordo è ancora molto forte in me. Avevo 15 anni, stavamo ascoltando gli avvisi parrocchiali quando in lontananza ho visto la chiesa illuminarsi. Erano alcuni giovani che chiamavano se stessi “pellegrini”.
Sono trascorsi molti anni e il mio cuore era giù innamorato di Dio, mi impegnavo già nella mia comunità cattolica, frequentando la stessa comunità, sedendomi sullo stesso banco, partecipando alla stessa messa tutti i giorni. In quell’occasione ho sentito: “Fratelli, siamo venuti in nome della Delegazione dei Pellegrini della Parrocchia per chiedere il vostro aiuto.” Le mie orecchie stavano ascoltando ma la mia anima saltò su e ho iniziato a dire: “Voglio diventare un pellegrino! La GMG di Madrid mi sta aspettando!”.
La mia comunità è piccola ma molto unita. Alla GMG ho partecipato come unico rappresentante della mia parrocchia e nella sala d’attesa prima di partire da Madrid ho pensato: “Padre, ti prometto che la prossima volta verrò con i giovani della mia comunità” con lo scopo di realizzare questa promessa! Ho creato un grande entusiasmo per la GMG e in poco tempo la prima Delegazione dei Pellegrini della GMG della mia parrocchia NuevAlianza del Salvador è nata.
Con il tempo il gruppo è cambiato, ma Dio è e rimane infinitamente e interamente perfetto. A Madrid c’era solo un pellegrino, a Rio de Janeiro 7. In ognuno di noi 7 c’era un qualcosa di veramente grande: eravamo 7 eletti dallo stesso Gesù. Abbiamo iniziato il nostro viaggio con alti e bassi, dubbi, contrasti, arrabbiature, ma con la meta di riuscire a incontrare tanti giovani da tutto il mondo riuniti da Gesù intorno a Papa Francesco.
Tutto è andato bene! Il Brasile si è rivelata la nostra seconda patria, durante la settimana missionaria ognuna delle famiglie in cui siamo stati ospitati ha lasciato un’impronta indelebile in ognuno di noi: era come sentire nostra mamma, nostro papà e i nostri fratelli, anche se parlavano in un’altra lingua. Un calore un amore così grande che sembrava impossibile che ci fossero tutti quei chilometri a separarci. Ma Cristo unisce tutto.
Personalmente, la mia esperienza della Settimana Missionaria è stata bellissima! La mia famiglia mi ha accolto con un amore che ancora oggi non so spiegarmi, ma la cosa più incredibile è stato capire che questo amore trascendeva.
Arrivato alla settimana della GMG l’emozione era palpabile e in poco tempo Rio si è riempita di balli, musiche, canti e preghiere e dell’amore di Dio. Ma non avrei mai immaginato quel che sarebbe accaduto…
Erano circa le 3 del pomeriggio, avevo finito di visitare la Cattedrale di Petropoli quando una grande grazia mi capitò. Mi è capitato qualcosa di brutto e mi sono fratturato l’anca destra. In fretta e furia, aiutato dai miei fratelli pellegrini, sono andato al primo ospedale. Dopo una serie di chiamate e tentativi, la mia assicurazione sanitaria non rispondeva e mi sono sentito solo.
Lì, sul vialetto dell’ospedale, Dio mi ha mandato un angelo, nelle sembianze di un religioso, che ha avuto compassione di me e mi ha aiutato con le spese. Erano circa le 11 di sera e da allora non ho raccontato questo a nessuno, né ai miei fratelli pellegrini né al coordinatore della mia delegazione durante il viaggio di ritorno. Il prete che mi ha aiutato mi ha raccontato di come Dio lo ha convinto della sua missione nel corso di una situazione simile a quella che stavamo vivendo noi.
Era quasi mezzanotte e a quel punto, nonostante la distanza, ho visto i giovani della mia comunità pieni di preoccupazione per me. Da lontano ho visto una delle mie amiche e quando ho visto il suo viso pallido e preoccupato a causa mia, non ho potuto far altro che abbracciarla e iniziare a piangere come un bambino. Nella mia mente e sulle mie labbra le parole che riuscivo a dire erano: Gloria a Dio, Gloria a Dio, Gloria a Dio!
La mattina dopo, nel mio alloggio, mi è stato fatto il più bel regalo che avessi mai ricevuto. Quella famiglia aveva viaggiato 4 ore per portarmi una sedia a rotelle e delle stampelle, così da permettermi di vivere la GMG. Non era un aiuto: era una missione del mio padre adottivo: anche se ti dovrò spingere tutto il tempo, tu non puoi perdere la GMG.
Sono sicuro che tutte le ferite, tutte le difficoltà che ho causato ai miei fratelli pellegrini, tutti gli urli “wheelchair!” sono stati la vera missione di quella GMG. Ho imparato il valore del servizio, dell’umiliazione per amore e di come l’amore vero del pellegrino può superare barriere e confini.
La GMG è un progetto che sorprende e che non è mai lo stesso. Oggi sono stato operato all’anca e dei 7 di allora, oggi siamo 25 pronti per Panama. Niente ferma.
l’amore di Dio! Questa è la mia testimonianza, questo è quello che ho capito dalla GMG, questo non è un viaggio come gli altri, ma un incontro universale dove l’amore di Cristo ha unito nonostante il linguaggio della ragione dicesse altro. Quando noi siamo una cosa sola e LUI si mostra all’interno di noi.
Rodrigo Oviedo, El Salvador